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domenica 9 ottobre 2011

L'attesa, la vita, il ricordo.

L'attesa. 
L'attesa di entrare in scena. L'attesa di calcare quel palco e farlo tuo.
E ogni volta la domanda torna a tormentarti: "Ma perché?" Ed è precisamente la domanda che ti perseguiterà sempre come in un eterno ritorno in ogni ambito della vita. Già, PERCHE'? 
Perché proprio io? 
Perché non posso essere una di quelle persone che spensierate se ne vanno a fare lunghe corse in bicicletta nei campi? 
Perché devo stare qui con le budella che si contorcono a cercare di sciogliere la lingua impastata per l'ansia?
Perché devo sentirmi in bilico sul ciglio della mia sanità mentale ogni volta? Farcela o non farcela: questo è il dilemma. 
E poi niente... in un attimo di lucidità, ti ricordi alcune cose fondamentali: che tu in fondo non ci vai mai in bicicletta; che se bevi e fai gli esercizi la lingua si scioglie; e che il dilemma non esiste perché l'unica cosa che ti è concesso fare, quando ormai sei lì, dietro le quinte, con il sipario chiuso e il brusio del pubblico che comincia a prendere posto, è andare avanti: la marcia indietro non esiste, non è contemplata nel piano. E tu lo sai. L'unica cosa da fare è respirare profondamente con il diaframma, cercando di non andare in iperventilazione, e ricordarsi che quelle persone, dietro al sipario lì con te, che ti hanno accompagnata fino adesso, hanno le tue medesime priorità: non fallire. E l'unico metodo per esorcizzare la paura è un grande e intenso abbraccio di gruppo: siamo lì per sostenerci a vicenda qualsiasi cosa accada.
E allora perché?
Beh, perché affettuosamente amo definirci degli egocentrici del cazzo, che non si permettono di esserlo nella vita reale ma che sublimano - direbbe Freud - in questa maniera sublime. E scusate il gioco di parole.
Il teatro siamo noi, il teatro è la stessa aria che respiriamo, il teatro è la vita. Avete mai fatto caso a come il teatro si presti a moltissime similitudini con la vita reale? Io sì, ed è una cosa incredibilmente impressionante.

E poi il sipario si apre. Silenzio. Attesa. Luci in faccia. E parti come se non avessi fatto altro in vita tua. Risate. Applausi a scena aperta. Risate. Tardone che commentano gli uomini in scena. Ancora risate. Ultima scena. Già?!? Non è possibile. Monologo finale. Inchino. Applausi. The courtains fall. 

Vorrei avere delle piccole scatoline per contenere le emozioni che provo ogni volta: non dimenticarle mai, tenerle lì e riguardarmele di tanto in tanto, nasconderle dalla corruzione inesorabile delle cose, tenerle vive sempre.
E invece ora sono passate precisamente 24 ore e a me sembra sia passato un mese intero. Ma non credo dimenticherò mai l'emozione di aver ricevuto in prima persona un applauso a scena aperta. 

Vi voglio bene ragazzi.
Spacchiamo di brutto.


Backstage.

domenica 26 giugno 2011

Un posto per un'idea

Se potessi scegliere chi diventare da grande sceglierei sicuramente l'autore di questa piccola favola. In due pagine è riuscito a parlare di me come non sarei mai riuscita a fare io in due tomi da mille pagine.

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Magari ho scoperto l'acqua calda, ma ultimamente ci sto riflettendo parecchio che tutto panta rei, tutto scorre, ed è tutto come la sabbia tra le dita. Scivola via, come i ricordi. E sì, è una cosa che sappiamo tutti: niente dura per sempre; ma ne avete mai avuta davvero la consapevolezza? Fa male. E accettarlo è un lavoro interiore lungo e difficile. 
Per cui, per chi come me ha ritrovato questa consapevolezza come un pugno in pancia... beh, per loro, buon lavoro.

mercoledì 1 giugno 2011

Ora piango.

In effetti mi pareva strano non fosse ancora arrivato il messaggino del magister.
Prima di tutto voglio darvi un forte abbraccio quelli pieni di calore e di affetto.Poi voglio dirvi ancora una volta che siete stati bravissimi e che oltre ad avermi dato mille soddisfazioni durante l'anno e soprattutto durante lo spettacolo, mi avete ricordato il vero valore della determinazione, della disciplina e dell'amore per il teatro. Di solito quando mi chiedono perché ho deciso di insegnare teatro? La mia risposta è: per migliorare sempre di più il mio stile recitativo. Ma ecco, ora so. Voi siete il motivo. Riguardando il dvd dello spettacolo mi sono accorto di quanto il teatro sia magia.
Il mio maestro e regista è stato il primo - e per ora unico - a dirmi a chiare lettere che è orgoglioso di me. E di questo non potrò mai ringraziarlo abbastanza.

venerdì 27 maggio 2011

Questa mattina mi sono come svegliata da un lungo sogno.

Siamo tutti tornati persone normali che fanno cose normali.
Quando torneremo ad essere dei supereroi?



Post aggiunto il 2/06/11

giovedì 26 maggio 2011

Tonight

E basta, cheddire… siamo giunti allo step finale. Siamo giunti alla fine di questi tre anni passati insieme. Non sarà la fine di nulla, nella realtà effettiva dei fatti, perché credo che avremo modo di rivederci spesso, però in qualche modo, il fatto stesso di diplomarci, mi fa un certo effetto: mette un punto alla fine di questo periodo.
Ho mal di pancia per l’agitazione: questa sera, il mio primo vero spettacolo come il dio teatro comanda. Niente schetch, niente scenette, solo teatro. Uno spettacolo teatrale dall’inizio alla fine. Ventisette pagine di copione da portare in scena in 4. Personaggi che si evolvono.
Con l’ansia che ho addosso non so se arrivo a stasera, ma ad ogni modo… the show must go on.
TANTA MERDAAAAAA !!!!!!


Post aggiunto il 2/06/11

domenica 27 febbraio 2011

Cazzarola

Perché non mi avete avvertito che le Nozze di Figaro dura quasi 4 ore?!?
Sono andata in teatro trulla trulla con la mia macchina fotografica e i primi 2 atti sono andati sciolti, al terzo atto lamentavo il mal di schiena, al quarto mi sono svaccata su una poltrona vuota in prima fila e ho fatto foto da lì.
Mioddio non finiva mai.
Tornata a casa mi sono guardata allo specchio e… l’orrrrooore (cit.) sembravo una reduce da un attentato.
Devo smetterla di andare a teatro senza informarmi adeguatamente prima e senza prepararmi psicologicamente.

Lurker fate qualcosa.

venerdì 25 febbraio 2011

Domani sera



ho uno shooting ed è una vita che non prendo in mano la mia reflex a causa dello studio e del lavoro.
Oddiooo e adesso che faccio? 
Sento di aver dimenticato come si fotografa.