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lunedì 21 novembre 2011

Attraverso lo specchio

via web

Non so a voi, miei amici lurker, ma a me capita sovente di dire: "Se non faccio 'x' non riuscirò più a guardarmi allo specchio". E per un po' devo dire che funziona. Davvero. Poi manca un passo alla meta e... zac. Mi faccio prendere dal terrore di non riuscire e posticipo. E posticipo. E posticipo. E posticipo...
E dove mi ha portato tutto ciò? A rallentare notevolmente la mia vita per vigliaccheria.
Beh, se l'affermazione iniziale fosse veramente sentita, a quest'ora altro che non riuscire più a guardarmi allo specchio... eppure allo specchio mi guardo, e mi ci guardo e mi ci rimiro. Anche troppo.

E' che alla fine troviamo sempre il modo di convivere con quella faccia da culo che ci osserva di rimando dallo specchio. Ma è un convivenza fasulla, a tratti ipocrita: è che siamo molto molto fantasiosi nel trovare nuovi modi per punirci inconsciamente.

domenica 23 ottobre 2011

Il segreto




Il segreto per riuscire è la concentrazione, il focus.
Focalizzarsi su un obiettivo e portarlo avanti fino in fondo.

E fin qui non sembra difficile, giusto? Sbagliato.
La fase del focus è tra le più complesse. Per voi non so, per me di sicuro, perché io sono una persona eclettica.
E il problema quando si è eclettici è uno solo, un solo gigantesco problema: si salta di palo in frasca come le cavallette. Così facendo, le energie vengono spese in un sacco di attività diverse e non si riesce a concentrarsi su nulla di preciso. Si è in grado di fare tutto, ma niente in maniera eccellente.

E -lasciate che ve lo dica - è una vera merda.


mercoledì 12 ottobre 2011

Qual è il momento della giornata che preferisci?

Quello in cui cominciano ad accendersi i lampioni e il sole è dietro le montagne, ma riesce ancora a illuminare tutto con la sua forza. Quello in cui tutto sembra attenuarsi, le luci, i suoni, i colori e i profumi.




E' quello il momento in cui mi sento libera.

lunedì 3 ottobre 2011

Just a man... a successful man #2

Come preannunciato eoni fa, volevo parlarvi del signor Honda tornando così a raccontare storie di uomini che ora, grazie al loro grande successo, sono stati mitizzati, ma che in fondo sono uomini come tutti. Allora cosa li rende così diversi?

Una delle storie storie di persone di grande successo che preferisco è quella di Soichiro Honda, fondatore della società che porta il suo nome. Come tutte le aziende, non importa quanto grandi, la Honda Corporation è iniziata con una decisione e un forte desiderio di produrre un risultato.
Nel 1938, quando andava ancora a scuola, Soichiro Honda prese tutto quello che possedeva e lo investì in un piccolo laboratorio dove cominciò a elaborare una sua idea di anello elastico. Voleva vendere la sua opera alla Toyota Corporation, perciò lavorava giorno e notte,  immerso nel grasso fino ai gomiti, dormendo in officina, sempre convinto di poter raggiungere un risultato. Per restare in affari impegnò perfino i gioielli della moglie. Ma quando finalmente riuscì a fabbricare i suoi anelli elastici e li offrì alla Toyota, gli dissero che non si adattavano agli standar dell'azienda. Dovette perciò tornare a scuola, dove gli toccò sopportare le risate ironiche degli insegnanti e dei compagni quando parlavano dei suoi assurdi progetti.
Ma, invece di soffermarsi sul lato spiacevole di quell'esperienza, Honda decise di continuare a concentrarsi sul suo obiettivo. E infine, dopo altri due anni, la Toyota offrì a Soichiro Honda il contratto che lui sognava. La sua passione e la sua costanza erano state premiate perché Honda sapeva quello che voleva, aveva agito, aveva notato che cosa non funzionava e aveva continuato a cambiare approccio, finché non aveva avuto quello che voleva. A questo punto, però, dovette affrontare un altro problema.

martedì 27 settembre 2011

Say goodbye

Dire addio è sempre difficile.
Ci si aggrappa ai ricordi e alle sensazioni come se non ci fosse un domani; mentre un domani c'è eccome. Aspetta dietro l'angolo. E in fondo non è così traumatico quando la possibilità di tornare sui propri passi permane. E' il farsi terra bruciata dietro che terrorizza.

Oggi ho fatto un po' di terra bruciata anche io.

Dire addio a quella casa dove abbiamo passato un'estate intera a guardare il cielo a testa in giù sul letto, con il fumo delle tue sigarette che faceva ghirigori fantasiosi nell'aria, parlando di futuro, di cazzate, di filosofia, delle tue donne, dei tuoi casini, dei miei casini, facendo anche sana "ginnastica"...


Dire addio alla Torino come l'ho conosciuta con te. Che ce la siamo girata a piedi in lungo e in largo seguendo i nostri itinerari abitudinari da vecchietti, ma solo noi sappiamo quanto era bella. Cena alla Reginella, dopocena da Giancarlo e post dopocena in Piazza San Carlo seduti sulle panchine a rimirare i cartelloni di pubblicità balneari che ricoprivano il Caval ëd Brons in ristrutturazione e a immaginare di essere lì. Certo tu eri brillo e ti riusciva molto meglio che a me. E le domeniche pomeriggio in Piazza Carlo Aberto sdraiati sulle panchine a rimirare Palazzo Carignano delimitato dal cielo azzurro, tutto questo parlando di matematica. Perché? Perché proprio la matematica? Me lo domanderò sempre.

Dire addio addio alla me di allora, così piccola e indifesa. Dire addio al te di allora sempre a lamentarsi dei radical chic, che mi ha sempre protetta quando ha potuto, anche se alla fine ero io che avrei voluto proteggerti da tutti i mali del mondo, e che mi ha capita meglio di me e mi ha indirizzata nella giusta direzione. Due anime spaesate e in balia delle onde.

Dire addio al MicioKernel che non ho salutato :( "Ciao MicioKernel :*"

Dire addio alla possibilità di concretizzare i ricordi una volta ancora.
Ma sono sicura che un giorno ci rivedremo.
Ti voglio bene, davvero.



P.S. E comunque il connubio Grey's Anatomy - mail strappalacrime di suddetto caro amico in partenza, non lo augurerei nemmeno al mio peggior nemico. Devasto.

sabato 16 luglio 2011

La signorilità, per dire...

C'è una cosa che di me sanno solo pochi intimi (e tutto il paese dove vivo, ma solo perché è un paese piccino e si chiacchiera tanto). Puoi dire di essere entrato in un grado estremamente alto di confidenza con me solo dopo aver scoperto questa cosa che non è strettamente legata alla mia persona, ma fa parte di me. Non lo faccio per cattiveria o per vergogna o per testare le persone che vogliono avvicinarmisi. No, lo faccio solo perché lo ritengo così normale da non essere necessario parlarne, lo faccio anche perché non voglio fare pena a nessuno. Quindi se non c'è un motivo particolare non dico niente. Molti ci marcerebbero su (l'autocommiserazione va così di moda...), e invece dubito perfino che molti miei professori del liceo lo sapessero, tranne la mia professoressa di filosofia, lei sapeva tutto di me. Poteva andare tutto in vacca, ma io non l'ho mai mai mai tirata fuori come scusante.
Però può essere un buon metro per vedere il grado di ristrettezza mentale delle persone: ce ne siamo sentite dire tante. Ma non ci siamo mai nascosti, siamo sempre andati avanti a testa alta e con una signorilità e serenità (per quanto possibile) che molti possono solo sognare senza trovarla mai.
Forse sbaglio a non parlarne: nessuno se lo aspetterebbe mai e a scoprirlo senza preparazione immagino sia solo una doccia gelata e molto imbarazzo. E di questo davvero mi scuso con chi ha fatto l'esperienza, mi rendo conto non deve essere stata molto piacevole.

I tre quarti di quelli che mi conoscono credono che io abbia un solo un fratello. 
Beh, ecco io invece ne ho due, ma suonerebbe poco delicato in una conversazione dire: "Ciao, sono Chiara, ho 23 anni, faccio la filosofa e la fotografa, ho una mamma, un papà, e due fratelli, uno è musicista ed è altissimo, l'altro è piccino, bellissimo e gravemente disabile"

photo by me.

Tutto questo per dire: crepa coglione! che hai detto con faccia stupita "Ma va a scuola?!? E come fa a imparare e a ripetere quello che ha imparato?" Fatti furbo, imbecille.

No, la signorilità, per dire...

martedì 12 luglio 2011

Cantando sotto la doccia.

Troppo facile è cambiare in un luogo nuovo, in mezzo a gente che non ti conosce: indossi una maschera e via. Il gioco è fatto.
La vera sfida è cambiare proprio nel luogo dove sei ora, in mezzo a tutte quelle persone che ti conoscono da una vita e che faranno di tutto per non farti cambiare mai. Perché il cambiamento fa spavento, fa paura. Sì anche quello altrui: in un certo qual modo, veder cambiare le persone intorno è come perdere un pezzetto di sé.

domenica 26 giugno 2011

Un posto per un'idea

Se potessi scegliere chi diventare da grande sceglierei sicuramente l'autore di questa piccola favola. In due pagine è riuscito a parlare di me come non sarei mai riuscita a fare io in due tomi da mille pagine.

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Magari ho scoperto l'acqua calda, ma ultimamente ci sto riflettendo parecchio che tutto panta rei, tutto scorre, ed è tutto come la sabbia tra le dita. Scivola via, come i ricordi. E sì, è una cosa che sappiamo tutti: niente dura per sempre; ma ne avete mai avuta davvero la consapevolezza? Fa male. E accettarlo è un lavoro interiore lungo e difficile. 
Per cui, per chi come me ha ritrovato questa consapevolezza come un pugno in pancia... beh, per loro, buon lavoro.

giovedì 23 giugno 2011

I'm coming back.

Sto tornando una persona equilibrata. Pian piano, ma ci sto riuscendo.
Certo, mi irrita il fatto che Will abbia sempre ragione, ma che ci posso fare? Ormai lo accetto con una calma quasi serafica.

Già da tempo ho imparato che se fai una domanda non puoi poi dopo aver paura della risposta. Perché se fai una domanda è perché la risposta in fondo la vuoi, bella o brutta che sia, e se dopo te ne lagni, dovresti provare a crescere un po'.
E quindi oggi che ho avuto le mie risposte sono contenta, tranquilla e serena.


Ho recitato la mia parte e forse ho sbagliato qualche tempo tecnico, ma in gergo si dice che comunque vada sarà un successo. E dai che anche questa volta lo è stato, per me stessa e per il mio essermi messa in gioco. Di nuovo.


E, se devo essere sincera, comincia a piacermi questa cosa del manifestare finalmente la mia impulsività repressa. Ci ho messo solo 23 anni a capirlo.
Ma meglio tardi che mai.



mercoledì 22 giugno 2011

Growing up

Anni fa ho piantato nel mio giardino un paio di piantini di Forsizia (che chissà perché io continuo a chiamare Sforsizia), in preda alla delirante convinzione di essere un Hobbit.
Non ci eravamo trasferiti da molto in questa casa e... sì, quella volta ho finto di essere un Hobbit: mi sono seduta per terra e ho cominciato a scavare e scavare. Con le mani, con un pezzo di legno, con un cucchiaio. Ho scavato. Ho tolto tutti i sassi che c’erano man mano che sprofondavo con le mani nel terreno. Mi sono anche rotta un paio di unghie. Non ho idea del perché ci tenessi tanto a quei piantini: non li avevo nemmeno raccolti io. Mi erano arrivati inaspettatamente.
Non mi ero nemmeno preoccupata se fosse la stagione giusta per piantarli. Io scavavo.
Li ho messi nel terreno e li ho ricoperti con della terra buona. Ma nessuno avrebbe mai puntato due centesimi sulla loro sopravvivenza. Tranne io, ovviamente.

A dispetto delle aspettative altrui, la mia piantina è sopravvissuta a inverni rigidi, neve, caldo torrido, grandinate violente, piogge torrenziali, al mio cane, alle pietre nel terreno. A tutto. E’ sopravvissuta a tutto, e ora è cresciuta enormemente: è quasi un albero, è fortissima e ogni primavera mi regala dei fiori stupendi di un giallo bellissimo.

Io ogni tanto la guardo e penso che l’ho piantata io. E ne vado fiera. Perché credo anche che sia la cosa più bella che abbia mai fatto.



Alla prossima primavera le foto con i fiori.

Nature

Come vorrei poter immortalare il boato dei tuoni con la mia macchina fotografica.
Quelli che senti in lontananza, quelli che senti rimbombarti nello stomaco, quelli che ti fanno sentire al sicuro nella tua piccola stanza.

sabato 18 giugno 2011

Real life

Io sono una che non sa bene come relazionarsi con il mondo e sono anche timidina, ma per le cose che reputo importanti ho due coglioni così. Una ragazza con i controcazzi, dice Will.
Sbatto la testa, mi faccio male, mi pento, mi sento fiera per il coraggio dimostrato, piango, rido, sono felice, mi faccio malissimo, sbatto la testa, sbatto la testa, sbatto la testa, sbatto la testa, sbatto la testa, sbatto la testa, sbatto la testa, sbatto la testa, sbatto la testa, sbatto la testa, sbatto la testa (ad infinitum...). E questo è un fatto.
Perché voglio vivere una vita vera. Mi sono rifugiata troppo a lungo nella mia immaginazione. Io voglio una vita vera.


Will dice che il fatto è che ormai quando so cosa voglio vado diritta per prendermelo, mentre gli altri non lo sanno nemmeno cosa vogliono. E dice che dovrei anche essere felice e orgogliosa di ciò. Ma io penso che sia un po' il prezzo della libertà di cui vi parlavo la volta scorsa.
E a volte la libertà è un po' una palla al piede, se mi è concesso l'ossimoro*.


*vorrei solo farvi notare l'uso del termine ossimoro. Di questo sì che vado molto fiera.

venerdì 17 giugno 2011

Freedom

Per noi che siamo più bravi con le parole inchiostrate che con quelle fluttuanti nell’etere è stato difficile questa sera e probabilmente ti ho privato di qualche ora di sonno che ti serviva, ma io dovevo sapere. Non ho precisamente inteso le tue motivazioni, ma mi hai parlato con il cuore e non posso fare altro che rispettare la tua decisione. Onestà chiama onestà.

L'alternativa era tra il provare ad essere felice vivendo la realtà e l’essere libera*. A quanto pare sarò un’altra volta libera con tutto ciò che ne consegue.
Hai avuto il mio cuore in mano e l’hai cullato. Poi me l’hai restituito dolcemente. Inutile dire che sperassi in un finale diverso. Però grazie per avermelo restituito con il minor numero possibile di ferite.
Potrai dire, potrai scrivere, di aver tenuto un cuore in mano.
Non molti possono dire di aver avuto lo stesso privilegio. E la cosa è reciproca, visti i miei precedenti.

Mi hai tenuta abbracciata per un tempo infinito, ma che sembrava non bastasse mai. Non so se ti sei mai accorto di quanto sono belli i tuoi abbracci. Dico, non so se lo sai!
E se non lo sapevi, adesso lo sai.
Spero di riceverne ancora, perché probabilmente stasera non avrò trovato l’amore, ma credo e spero sul serio di aver trovato un amico.
E in fondo ti voglio già bene :*



Ma se preferisci ti odio, eh.
Buonanotte. E dormi!



*E può sembrare strano trovare i due concetti contrapposti in un'alternativa secca, ma la libertà è una sola e ha un prezzo: ci sono poche cose che puoi fare per essere libero; mentre la felicità non è la medesima per tutti e non sempre una cosa che ti rendeva felice un tempo ti potrà rendere felice in futuro. La felicità è un concetto instabile e forse è per questo che la gente grida a gran voce di essere infelice.

martedì 14 giugno 2011

Rising sun


Io devo smettere di innamorarmi delle idee. Cazzo. Le idee non amano a loro volta. Mai.
Ci sono persone che muoiono per le idee, ma le idee hanno mai contraccambiato? No, non mi pare proprio.
E' che tra idee e persone c'è questo muro ontologico fatto di sogni.
Basterebbe bussare, aprire la porta e chiedere permesso, ma il terrore di sapere chi c'è dall'altra parte, il terrore che dall'altra parte non ci sia una persona che vuole amarti è paralizzante. 
Perché quell'idea è così bella, è così perfetta, è così abbagliante; abbagliante come un sole. E per un po' in effetti è così: è il tuo sole. E il pensiero di tornare di nuovo al buio a leccarti le ferite è orribile, paragonato al suo tepore.
E più è caldo il sole più rischi di bruciarti. E' fisica: il fuoco brucia.

Chissà come sarebbe se mi aprissi e mi invitassi a restare?
Però prima devo bussare.
E' permesso?
Ciao...

Photo by me.

lunedì 13 giugno 2011

Che profumo meraviglioso fuori la notte.

E quella sensazione che si prova quando il profumo della notte accarezza la pelle?
Un brivido corre lungo la schiena e un fremito mi pervade. 
E non so perché, però sorrido. 
Sono sola al buio con la musica che risuona nell'anima. Respiro a pieni polmoni. 
E la notte mi abbraccia. Un lungo abbraccio dolce e profondo. 
Mi sussurra qualcosa. Un brivido freddo e affiora la pelle d'oca: la mia spalla nuda diventa sempre più fredda, ma non posso far altro che rimanere ad ascoltare.
Mi faccio pervadere e trasportare in luoghi lontani, in luoghi vicini, anche più vicini di quando si possa immaginare. 
Resto. 
Mi faccio avvolgere in un profondo abbraccio.
La notte è la più tenera e appassionata delle amanti.

Photo by me.

mercoledì 8 giugno 2011

Stillness

E' così che deve essere la mia anima. Se no impazzisco.


Un'osasi di pace e tranquillità. Pensare al prossimo obiettivo, il più vicino che c'è e pensare positivo. Che non è yeah sarà un ficata. Perché è un esame non può essere una ficata. Però pensare che lo darò e che lo passerò. Nel bene o nel male. Non c'è una seconda chance. Non più. Sono finite.

Perché se pensi anche per un solo istante "non ce la faccio" hai già perso.
Il cervello a quel punto si adagia su se stesso, così come la volontà, e trova mille scappatoie. E’ molto bravo il cervello a cercare vie di fuga. E i pensieri seguenti saranno: massì non muore mica nessuno; massì c’è una prossima volta.
E invece NO.
Nella vita non c’è una prossima volta.
Lasciatevelo dire da quella che di “una-prossima-volta” ha fatto uno stile di vita.

giovedì 2 giugno 2011

Non so più scrivere.


Troppo tempo che non scrivo un tema (o racconto) con un inizio e una fine. Ma a ben pensarci, ho sempre odiato i racconti brevi: non sono mai stata brava a dare una parvenza di continuità e di circolarità a ciò che imprimo su carta.
Sì, perché, se le osservi bene, le storie sono circolari o forse - per dirla alla Ricoeur - sono più a forma di spirale. Non sembra anche a voi? Nel finale pare sempre che tutto torni anche se in realtà non corrisponde al vero. Per quanto uno ci provi non riuscirà mai a tornare al punto di partenza. Ma non solo nelle storie di carta, anche nella vita. Potrai desiderare di fare tabula rasa della tua esistenza con tutte le tue forze, ma non potrai mai raggiungerla davvero: non sarai mai più solo, perché saranno proprio i tuoi errori i tuoi compagni di vita più fedeli.

Sì, ecco... dicevo dello scrivere? O no, ho perso il filo...


venerdì 27 maggio 2011

Questa mattina mi sono come svegliata da un lungo sogno.

Siamo tutti tornati persone normali che fanno cose normali.
Quando torneremo ad essere dei supereroi?



Post aggiunto il 2/06/11

venerdì 29 aprile 2011

Mi piace vedere le persone felici

mi fa pensare che al mondo c’è una speranza per tutti. Perché come dice Lady Gaga my mama told me when i was youg we are all born superstars. E quindi, perché non tutti possono essere felici a modo loro?


Royal Wedding - La cosa più bella

al di fuori del vestito (meraviglioso) e gli alberi in abbazia, e la folla urlante (che se si risposasse il pres.del cons. da noi il massimo che potremmo fare sarebbe prenderlo a duomi in testa); al di là di tutto questo, dicevo, la cosa più bella erano le loro espressioni: scappava a entrambi da ridere. Perché cavolo, vorrei proprio vedere voi a tentare di dare un contegno alla felicità.






E bom, ho finito. 
Giuro. 
Bye Bye


Chiaramente queste foto non le ho fatte io.